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lunedì 31 dicembre 2012

Sergio Toppi (1932-2012)

Purtroppo, segue da qui...

Lo scorso 21 agosto “il Maestro dei Maestri” se n’è andato. La definizione dell’amico editore Sergio Bonelli è tutt’altro che esagerata, vista l’enorme influenza anche internazionale avuta dall’artista milanese (basti citare Frank Miller, Walter Simonson e Howard Chaykin). Soltanto ora siamo riusciti a vincere la ritrosia nel realizzare il primo post “aggiuntivo” nella storia di questo blog, consolandoci con il piccolo omaggio di chiudere con lui un altro anno di schede informative offerte ai nostri lettori.

Oltre al seguitissimo blog di Luca Boschi (che, conoscendo le sue condizioni, negli ultimi giorni aveva intensificato i post su di lui), ne hanno parlato nell’immediato i siti Internet di suoi editori come la San Paolo Periodici in Italia e la Editions Mosquito di Michel Jans che l’ha fatto finalmente “scoprire” tra i grandi di sempre in Francia (e che gli ha dedicato una bellissima plaquette, da cui abbiamo tratto la commovente immagine d’apertura, realizzata nel 2006 per la clamorosa rentrée del Collezionista, suo unico personaggio “ricorrente”, in una quinta e conclusiva avventura).

Impossibile citare nella loro interezza il ricordo di tanti quotidiani, ma anche settimanali, nonché riviste on line e testate televisive, come di tanti colleghi scioccati dalla notizia in Italia come nel mondo. Aggiungiamo per amicizia il ricordo radiofonico del suo biografo Fabrizio Lo Bianco e il recente dossier del mensile specializzato Fumo di China.

Le sue ceneri sono state sparse sui monti dell’Alto Adige, ma le sue opere straordinarie continuano a volare in ogni parte del mondo (e lo faranno per molto tempo ancora). Siamo certi che, probabilmente già in questo 2013, il mondo della cultura gli organizzerà la prima mostra postuma... dopo una emozionante serata alla Triennale di Milano lo scorso 9 ottobre. Ma il suo ricordo e il suo esempio umano e professionale rimangono ogni giorno con noi insieme alle sue splendide tavole.

lunedì 30 luglio 2012

Fabio Sironi (1956)

llustratore e copertinista, vignettista e a volte fumettista (come domenica scorsa su La Lettura), ritrattista (dal 1987 per il Corriere della Sera) nonché pittore di rango (ci auguriamo non vi siate persi a maggio la sua splendida mostra personale “Il volto della classe digerente” alla galleria Cappelletti), l’eclettico Fabio Sironi è un figlio legittimo dell’Accademia di Brera e dello studio di Fulvio Bianconi che stupisce sempre per l’umiltà con cui affronta ogni giorno il suo lavoro e la grandezza dei suoi risultati.

Dopo aver pubblicato vignette politiche in prima pagina su Il Giorno (1982), può vantare lavori per El Mundo e The Times, opere su La Domenica del Corriere e Capital, riviste agli antipodi come Playboy e Nigrizia, nonché Humor Graphic e La Rivista dei Libri (da The New York Review of Books), fino a ricevere nel 1992 il Premio UNICEF per l’Illustrazione alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (riferimento mondiale del settore).

Oltre al suo bel sito personale e un filmato nel suo studio, in Rete si trovano interviste e ampie testimonianze del suo talento, a partire dalla grande mostra curata nel 2008 al Castello di Ussel-Chatillon (Aosta) dall’instancabile Dino Aloi "Il sorriso graffiato - fascismo e antifascismo nel disegno satirico dalla Grande Guerra alla Costituzione", da cui abbiamo tratto l’immagine sopra (sull’art. 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie”).

Giustamente celebri anche le sue illustrazioni ispirate da un viaggio fatto in Kenya fatto insieme a padre Renato “Kizito” Sesana e all’associazione Amani incontro ai bambini di strada nelle baraccopoli di Nairobi, utilizzate per un Calendario 2010, nonché il reportage “I sognatori della Pace” con il grande corrispondente di guerra Ettore Mo per il grande Giubileo del 2000 e le sue acqueforti su San Francesco: ma la sua arte crea sempre qualcosa di nuovo.

Per chi riuscisse a recuperarlo, c’è perfino un bel documentario-intervista realizzato dall’università telematica RAI Nettuno, “Lezioni d’ Autore: Fabio Sironi tra cronaca e arte” (2001), oltre a un’intervista sull'Africa del giugno 2006 per il satellitare Mediolanum Channel, ma piuttosto vi consigliamo Il Cocconiglio, stampato dall’Atelier Weiss di Mendrisio con suoi testi e una xilografia di Adriano Porazzi, presente nella Bibliotheca Alexandrina e nella Biblioteca Nazionale Svizzera.

Come ha scritto Dino Messina nel 2008, il lavoro di Sironi “qualche volta fa concorrenza al pezzo che deve illustrare: si tratti di Goethe, dei nuovi linguaggi multimediali, di una disputa culturale, ha il tocco distaccato ed elegante che dà alla pagina un salto di qualità”, giustamente senza troppo distinguere tra arti maggiori e arti minori. Ammesso esista una distinzione: esempi come il suo dimostrerebbe il contrario (e in positivo).

venerdì 27 gennaio 2012

Enrico De Seta (1908-2008)

Eccelso cartellonista cinematografico, fu anche illustratore e vignettista (come si evince dalla gustosa locandina qui a lato, probabilmente datata 1950 alla prima distribuzione italiana del film corrispondente) collaborando con una quarantina di testate in oltre cinquant’anni di carriera: dall’esordio 15enne sul Serenissimo ai più celebri Il Travaso delle Idee, Marc'Aurelio (dove crea il leggendario Mago Bacù, sopravvissuto fino a oggi in pittoreschi modi di dire), Guerin Meschino, Il Balilla (in cui dà vita a Re Giorgetto d'Inghilterra e Ciurcillone, presto soppressi per la loro simpatia che anziché far propaganda contro gli Alleati ottengono l'effetto contrario), inventandone e dirigendone in prima persona (come Argentovivo! nel 1937 e l'effimero Belzebù! con Vittorio Metz dieci anni dopo), oltre a una manciata di periodici inglesi.

Per decenni è stato l’unico disegnatore italiano inserito nella prestigiosa World Encyclopedia of Cartoons, finché il 2 giugno 1995 il presidente Oscar Luigi Scalfaro lo ha nominato Commendatore con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”.

Sul web se ne parla purtroppo troppo poco – una scheda della Fondazione Fossati, una voce sulla Treccani e la solita Lambiek... quasi tutte incomplete (molto meglio il blog ufficiale della britannica Look and Learn) – soprattutto rispetto alla mole e alla qualità del suo lavoro e alla sua monumentale influenza, che attende da troppo tempo una sistemazione (un ottimo esempio è il museo marchigiano Cinema a Pennello).

Il suo centesimo compleanno e la sua scomparsa sono perfino passati sotto silenzio (anche se per un suo preciso ritiro dalle scene), ma noi siamo certi che le sue opere sapranno certo rendergli giustizia facendolo riscoprire a distanza di decenni, come avvenuto in un ritrovamento quasi poetico durante un’estate barese di quattro anni fa... che speriamo davvero profetico e non a caso abbiamo scelto per aprire questo nuovo anno: ci è sembrato l'augurio migliore.

venerdì 25 novembre 2011

Fulvio Bianconi (1915-1996)

Grafico, caricaturista e designer, dalla spiccata predisposizione al disegno fin da bambino, nell’adolescenza lavora come apprendista decoratore nelle fornaci di Murano, con Giacomo Cappellin e Michele Pinto, girando poi tra il Veneto e l'Istria decorando chiese e facendo ritratti.

Nel 1933 incontra il collega Dino Villani, di fatto l’inventore della comunicazione integrata italiana, che lo presenta ad Arnoldo Mondadori, la Motta e altre importanti aziende milanesi. L’approccio definitivo (dopo essere scampato per miracolo al rastrellamento di via Rasella nel 1944) come grafico editoriale – qui accanto, la sua sovracoperta del romanzo più celebre che fece scoprire Gadda al grande pubblico nel 1957 – avviene con Aldo Garzanti, per il quale presta la sua opera senza interruzione fino al 1975 e nelle edizioni più importanti fino ai primi anni Novanta.

Poliedricamente sempre in cerca di nuove forme d’espressione artistica, sviluppa una passione per il vetro che lo rende noto nel
mondo per centinaia di esemplari unici, è un convinto assertore del diritto di massima libertà creativa dell'artista, punto di riferimento per grafici italiani e stranieri: lavora per l'immagine di FIAT, Marzotto, HMV, Pathe, Columbia, Pirelli, diventa amico intimo di Bruno Munari (che ha scritto: “Bianconi disegna continuamente. Intendo dire che disegna mentre mangia, mentre parla, mentre cammina per la strada, disegna in vaporetto, alle mostre, alle conferenza, dappertutto e in ogni momento”) e Cesare Zavattini.

In oltre 60 anni di attività, ha disegnato migliaia di copertine, illustrato libri, creato migliaia di esemplari unici in vetro e dipinto moltissimi quadri (usando matite, tempera, olio, xilografia, zincografia, inchiostro, carta, legno, pennarelli, fotografia...). Oltre al ricco sito ufficiale e alla breve voce di Wikipedia, sul web si trovano profili e alcune opere che anche con uno sguardo veloce rendono bene la sua poliedricità.

Giusto ieri, al bel convegno milanese del centro APICE sull’immenso John Alcorn il collega Maurizio Turazzi lo ha ricordato come “un vero artista rinascimentale, capace di disegnare qualunque cosa”. Difficile riassumere la sua personalità in meno parole.

domenica 16 ottobre 2011

Paolo Samarelli (1949)

Nato e residente da sempre a Roma, si è messo in mostra giovanissimo nel quotidiano Paese Sera dal 1979 al 1983 (“Primo giorno di lavoro: Vieni qui verso le 5,30 che lavori all’edizione del pomeriggio. Poi si lavorava però anche per quella del mattino”), ma a molti è noto soprattutto per i suoi disegni che dai tempi pre-Internet ricostruiscono le azioni da gol sull’esempio del pioniere Carmelo Silva (1930-1996): ha lavorato con Paolo Valenti a 90° minuto, quando tra primo e secondo tempo mostrava ai telespettatori il gol più bello o significativo (“A volte con tempo di realizzazione 5 minuti per un cartello a colori... però, privilegio raro, vedevo tutte le partite in diretta”) e al Guerin Sportivo diretto da Italo Cucci tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Sarebbe però ingiusto ricordare Paolo soltanto per quella che, nel (ex?) Bel Paese, è giocoforza la sua attività più nota... anche se si parla insistentemente di una mostra dedicata all'intera sua carriera (probabilmente entro l'anno: incrociamo le dita!). Sulla Rete si trovano ad esempio traccia delle sue illustrazioni per un bel libro del 2008 in favore del ramo italiano dell’associazione EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”), come del giallo a puntate proposto nel 2004 su la Repubblica, da cui abbiamo tratto l'immagine qui sopra.

In particolare, da diversi anni Samarelli è caposervizio grafici per il quotidiano romano dove, con stile raffinato e sapiente (perché invisibile) supporto del computer, racconta con l’infografica ormai indispensabile fatti di cronaca e argomenti d’attualità. Un lavoro tutt’altro che facile e a continuo rischio morboso (il plastico di Porta a porta insegna...), appassionatamente seguito dai suoi fan dello spazio Pazzo Per Repubblica, a cui lo stesso artista regala a volte delle gustosissime chicche.

Come ha scritto l’immenso Gianni Rodari, “Se io fossi un professore di geometria, credo che imposterei il mio insegnamento sulle ‘disegnate’ di Paolo Samarelli”. Come dargli torto?

martedì 19 aprile 2011

Domenico Rosa (1958)

Da 25 anni celebre per le sue illustrazioni dalla ribalta del quotidiano confindustriale Il Sole 24 Ore (qui accanto l’immagine “Carta velina” che affiancava, palesemente ribaltata rispetto all'originale come si vede dalla firma dell'autore, la lettera al direttore Gianni Riotta lo scorso 23 novembre 2010), è anche giornalista e gli capita di scrivere di illustrazione, grafica e fumetto: qui trovate una sua bella intervista a Lorenzo Mattotti e qui un'altra (per giunta filmata) al talentuoso inglese Dave McKean.

Oltre a collaborazioni con Rizzoli, Mondadori, Touring Club e a curare l’immagine e la grafica del Matita Film Festival, lavora anche all'estero con Courrier International e Der Spiegel. Fino a poche settimane fa, suoi dipinti erano in mostra alla galleria milanese Nuages, naturale espansione del volume illustrato per la raffinata casa editrice di Cristina Taverna, da cui è emerso un suo gustoso ritratto (purtroppo soltanto scritto) di Tullio Pericoli.

In Rete si trovano sue interviste più o meno lunghe, compresa una scaricabile da MU6, la rivista dei musei abruzzesi. Curiose anche alcune vignette per il trentennale dalla conquista della luna.

Come ha detto lui stesso, alcuni illustratori “in qualche misterioso modo anticipano un suono che ancora avevo in gola, che stavo cercando senza trovarlo”. Ci sembra la migliore descrizione delle emozioni che anche questo blog cerca sommessamente di raccontare.

mercoledì 16 marzo 2011

Erika De Pieri (1979)

Tra fumetto e illustrazione, nuove autrici italiane crescono: potrebbe un po’ sbrigativamente sintetizzarsi così la vicenda professionale della giovane trevigiana, attiva anche nel mondo della pubblicità (che per molti artisti è l’unico modo di guadagnarsi di vivere in un Paese sempre più schiavo del denaro e infastidito dalla cultura).

Con diverse collaborazioni già all’attivo per diverse case editrici (Becco Giallo, Barbera, Nicola Pesce Editore, Ribis, Lavieri) e una manciata di mostre personali e collettive, durante l’anno scolastico insegna fumetto e illustrazione nelle scuole.


Oltre alla voce insolitamente dettagliata su Wikipedia e al suo “libertario” blog ufficiale, su Internet si trovano indicazioni delle sue opere (qui sopra, il disegno per la copertina de La bambina cioccolato del 2009), oltre ad articoli e recensioni qua e là, più un’intervista, e segnalazioni più approfondite.


Uno stile con alcuni punti forti e altri ancora in divenire, che sa fare tesoro di ogni nuova avventura editoriale: fare il proprio dovere è ormai divenuto rivoluzionario... ma fa ben sperare. Il che, di questi tempi, non fa mai male.

domenica 6 marzo 2011

Bruno Angoletta (1889-1954)

Grafico e illustratore, pittore e fumettista, caricaturista e scenografo, creatore tra le altre cose della Medusa per l’omonima collana Mondadori e soprattutto del celebre Marmittone nel 1928 (in piena e roboante epica fascista) per il Corriere dei Piccoli, poi collaboratore di riviste letterarie (da NovellaLa Lettura) e umoristiche (dal Bertoldo al Candido di Guareschi), inventore di giochi e filastrocche, oltre che designer editoriale.

Impossibile sintetizzare in poche righe la classe, la vivacità e la modernità di “Ang” (come firmava le vignette satiriche), avanti trenta-quarant’anni rispetto alla cultura italiana del periodo – e scusate la parola cultura, di questi tempi potrebbe offendere qualche italiota – e capace di rappresentare “l'esatto indispensabile, narrato con segno chiaro e affettuoso, colorate con stile”.

Seppur assolutamente non esaustive, sul web valgono una visita la voce enciclopedica di Wikipedia e quella della Fondazione Fossati, appena meno scarne dell’olandese Lambiek e di SuperEva. Ma ci sono altri dettagli anche qua e là, basta saper cercare.

Oltre a un vecchio volume Garzanti, è quasi indispensabile recuperare il benemerito catalogo della splendida mostra milanese Dalla A alla Ang di dieci anni fa, con ampi stralci disponibili in Rete grazie alla Fondazione Mondadori.

Nel fastidioso chiacchiericcio moderno, riprendere in mano le sue opere (perfino quelle pubblicitarie, come quella qui sopra del 1932 per la rivista Le Vie d’Italia del Touring Club) è un vero toccasana.

lunedì 14 febbraio 2011

Marina Battigelli (1896-1979)

Pittrice, illustratrice e scrittrice (a volte con lo pseudonimo Agnese Lulli), nasce al Cairo da genitori triestini ed esordisce giovanissima a una mostra di acqueforti nel 1915 e poi nel Vangelo raccontato a un bambino dalla sua mamma (1921), da lei scritto e illustrato. Un debutto che sembra segnare la sua produzione: dei quasi 90 titoli a cui collabora, una trentina sono dedicati alla letteratura religiosa d’infanzia (qui accanto una leggenda orientale di Gesù Bambino, per Hoepli nel 1934).

Oltre a una non banale attività pittorica (che tra l’altro le frutta uno speciale encomio alla XXII Biennale di Venezia, oltre a esporre a Tokyo, a Lipsia, a New York), collabora con una dozzina di editori (tra cui nel 1940 la UTET per Quo Vadis? nella celeberrima collana Scala d’Oro) e a riviste come Il giornalino della Domenica, La Lettura e Il Novellino, nonché l’allora florido mercato delle cartoline illustrate.

Alla fine del 2008 si è (intra)vista anche lei nella misconosciuta mostra “Serenant et illuminant” a Torino sui grandi libri illustrati per l’infanzia della SEI (e relativo catalogo), ma anche lo scorso autunno a Bologna nella piccola esposizione “Letti e riletti” sui libri per ragazzi del Novecento.

Sul web si trovano una sua breve bio-bibliografia tra alcune altre, ma anche alcune sue splendide illustrazioni ancora all’asta. Qualche anno fa è stato edito un saggio sulle sue incisioni, curato da Sergio Landi per il Centro di Studi sulle Arti figurative di stanza a Castel di Poggio nel comune di Fiesole (FI), ma la sua figura è ancora ampiamente da documentare: e chissà mai che diventi un altro “effetto collaterale” reale tra i tanti legati a questo minuscolo spazio virtuale...

sabato 12 febbraio 2011

Franco Brambilla (1967)

Esempio smagliante di illustratore che ha scelto la sua professione anzitutto per devozione al genere fantascientifico (qui accanto una sua splendida "astronave da multiverso"), in Italia noto soprattutto per le copertine della rivista Urania da oltre dieci anni e all’estero in particolare per le brillanti immagini avviate nel 2007 con il titolo “Invading The Vintage” che trasudano ironia e passione da ogni pixel (tra enormi alieni robot, astronavi e paesaggi d’altri tempi), caratteristiche che gli hanno valso riconoscimenti da riviste internazionali come Wired e Juxtapose.

Per questo 2011 le sue immagini forse più belle sono state raccolte in ben 15 calendari differenti uno più bello dell’altro, raggruppate sotto titoli evocativi come “Monsters & Heroes” o “Catastrophic Pleasures”. Poco più di un anno fa la sua opera è stata al centro di una bella mostra a Cavallermaggiore (CN), ma in Rete non mancano numerosi esempi del suo lavoro.

Oltre al sito ufficiale, la voce su Wikipedia e la scheda dell’Associazione Illustratori, si trovano biografia e intervista sul sito aperto da Rai International. Ma ben più interessante è godere del suo talento nelle riletture vintage su Flickr, nelle segnalazioni dello storico portale della fantascienza italiana, nonché un paio di interviste tra cui una telefonica “Da Urania al New Scientist”.

Anche per lui sarebbe ora di una bella raccolta ragionata e il più possibile completa, che non duri “soltanto” lo spazio di un calendario (pur letteralmente stratosferico)... Per ora ci si può accontentare, ma nel suo caso più che mai il limite è solo il cielo!

venerdì 11 febbraio 2011

Cinzia Leone (1954)

Fumettista (dai tempi di Alter Alter nel 1978, tra i fondatori del settimanale satirico Il Male e premiata con l'ambito Yellow Kid nel 1998), giornalista e art director per il mensile La Nuova Ecologia, Il Sole 24 ore e Il Riformista, columnist su periodici come Io Donna, Amica e New Politics, docente di “Tecniche di racconto, dal fumetto allo storyboard pubblicitario” al milanese Istituto Europeo di Design, direttrice della collana Diario Minimo per Memori, autrice di sigle e animazioni televisive.

Oggi che tutti (stra)parlano di “graphic novel” – etichetta amata dal marketing anglosassone per descrivere un “semplice” romanzo a fumetti – lei può già vantare da anni volumi come Il diamante dell'Haganah (Rizzoli / Milano Libri 1990), Gilda: Atelier David (Editori del Grifo 1989), Come conquistare le donne: Bestiario femminile illustrato (Franco Cosimo Panini 1999), oltre al recente romanzo “di parole” Liberabile: Storia di un uomo qualunque (Bompiani 2009) e alle collaborazioni Hotel Habanera (Editori del Grifo 1990) con Paolo Conte e Vincenzo Mollica, Quel fantastico treno: Fumetti d’autore sulla ferrovia (AdnKronos Libri 1992) insieme a Hugo Pratt, Guido Crepax, José Muñoz e Lorenzo Mattotti.


La sua creatura più famosa è Gilda (qui sopra nella sua immagine più famosa), ma la sua attività eclettica ha compreso anche un’estrosa storia per Diabolik da poco ristampata dall'arrembante Dada Editore, vignette per la Smemoranda dal 1995 e altri esempi di satira sempre accattivanti e che non rinunciano a essere sinuosi. È stata anche protagonista di una mostra a Positano lo scorso settembre, festeggiata da una serata di cui restano brevi testimonianze.


Oltre a sito e blog ufficiali, su Internet si trovano sue schede su Wikipedia, nella Fondazione Fossati e da Lambiek. Ma c’è anche una piccola “guida ai segreti romani” nel portale femminile di RCS e un’intervista per il suo esordio letterario.


In tempi in cui la volgarità viene esibita con orgoglio e sembra costituire un trend orribilmente capace di contaminare ogni ambito socio-politico, l’eleganza e la raffinatezza di autori come Cinzia Leone (da non confondersi con l’omonima attrice brillante...) ci mancano sempre di più.

lunedì 7 febbraio 2011

Attilio Mussino (1878-1954)

Pittore, fumettista (è suo il primo personaggio italiano, il piccolo Bilbolbul) e illustratore, è celeberrimo per le sue splendide immagini del primo Pinocchio a colori (un tono diverso per ogni capitolo) pubblicato da Bemporad giusto cento anni fa (oggi nel catalogo Giunti), da cui fu poi tratta una serie di cartoline, oltre a far vincere al suo autore una medaglia d'oro all'Expo di Torino 1911: qui accanto vedete una celebre immagine dal Capitolo XX.

A lui è intitolato un intero museo nel comune di Vernante vicino a Cuneo (in un tripudio di murales), oltre che un concorso nazionale di pittura.


Sul web si trova una voce su Wikipedia, una alla Fondazione Fossati e poche righe su Lambiek, ma anche profili biografici più precisi.


Una bella monografia è uscita nel 1989 per l’editore cuneese L’Arciere, dall’appropriato titolo Attilio Mussino: lo zio di Pinocchio. Ma sarebbe ingiusto relegare il suo lavoro alle immagini realizzate per il burattino più famoso del mondo (in realtà una marionetta che si muove senza fili come un automa!), come ben sa chi ha letto il “medaglione” su di lui nel primo volume dei Pittori di carta dell’espertissimo Santo Alligo, appena ristampato con ulteriori chicche da Little Nemo Editore. Per chi ha voglia, c’è ancora molto da (ri)scoprire.

domenica 16 gennaio 2011

Francesca Ghermandi (1964)

A oltre 25 anni dal suo esordio, è ormai uno dei nostri fiori all’occhiello nazionali. Chiaccherando in un bar milanese per Fumo di China nel 1998, entrambi concordavamo su come certi accostamenti a “un Floyd Gottfredson post-disneyano” non le rendevano in realtà giustizia, per come il suo disegno realmente “inventasse” una storia già di suo (“mi piace usare molte tecniche, sperimentare, avere enormi possibilità di raccontare”).

Ormai il suo stile è ampiamente riconosciuto e del tutto autonomo, e le ha permesso di spaziare tra fumetti, illustrazioni (indimenticabili le sue minuscole icone per sintetizzare le recensioni su il manifesto), copertine, manifesti e spot pubblicitari (compresa la campagna antiAIDS “Fallo protetto”).

Ancora “under construction” il suo sito ufficiale (ma c’è la sua e-mail), si trovano note su di lei in Lambiek e alla Fondazione Fossati, oltre a FlashFumetto, i TopiPittori, il ChiaLab e alcuni profili raccolti da un paio di lungimiranti editori.

Come molti sapranno, dal 1997 collabora alla rivista Internazionale (che ha appena regalato un Calendario con i segni zodiacali da lei spiritosamente reinterpretati: qui sopra vedete il disegno per il mese di settembre): qui potete vedere alcuni suoi disegni d’infanzia, mentre una sua collaborazione recente con Stefano Benni ha goduto di un bel booktrailer.

Per saperne di più, non mancano interviste sia brevi che lunghe, ma sempre interessanti. Imperdibile il catalogo della mostra “Quella teppa dei miei amichetti”, con tanto di particolarissima edizione “light”.

In un mondo a volte sempre più omologato, i suoi universi fantastici – così onirici e a volte così reali – sono una corroborante boccata d’aria fresca. Teniamocela ben stretta.

mercoledì 29 dicembre 2010

Grazia Nidasio (1931-2018)

“La più grande fumettista italiana di tutti i tempi” (come non ho affatto esagerato aprendo sei mesi fa una sua intervista su Fumo di China) è in realtà una vera cornucopia multimediale, cresciuta come redattrice al Corriere dei Piccoli, dopo aver scoperto il giovanissimo Tiziano Sclavi e prima di presiedere per tre anni l'Associazione Illustratori, insignita del prestigioso premio Andersen come miglior autore nel 1987, con una menzione speciale alla carriera nel 2001 e illustratrice nel 2006 del miglior libro di divulgazione L'universo di Margherita.

Per sua stessa ammissione, è difficile anche solo fare un elenco delle sue opere (qui accanto un suo disegno del 1962): la voce riportata da Wikipedia è quasi reticente, per una volta superata in estensione dal vero e proprio database della Fondazione Fossati e inserita (caso più unico che raro, per un’italiana) nella Comiclopedia della storica fumetteria olandese Lambiek.

La sua opera più longeva – che dimostra quanto l’età anagrafica possa essere del tutto relativa – è la meravigliosa Stefi, sopravvissuta alla scomparsa del “Corrierino”, da oltre un decennio appuntamento satirico-sapienziale del martedì sul Corriere della Sera (oltre che dal 1997 sulla celebre agenda Smemoranda), titolare di un sito web, una recente antologia e un’intelligente serie animata, oltre a una mostra multilingue itinerante dallo scorso febbraio (con fugace apparizione alla conferenza stampa di Voghera). Si ricorda anche la sua gustosa incursione in campo pubblicitario con i celebri spot che nel 1982 vedono il debutto del “Piemmebi”, il piccolo mugnaio bianco che nella realtà riceve montagne di lettere dai piccoli telespettatori e due anni dopo deborda in scatole e oggetti promozionali.

Cinque anni fa l'esperto Walter Fochesato ha tracciato un bel ritratto, e lei stessa ha vinto il suo ammirevole pudore rilasciando una breve intervista, a cui si sono aggiunte un altro paio due anni fa. Nel frattempo la sua “allieva” Laura Scarpa ha finalmente curato l’opera omnia della sorellona (della Stefi) Valentina Mela Verde presentandola in almeno due interviste filmate: ma data la lodevole trasparenza dell'autrice (in calce a ogni vignetta era indicata la sua e-mail diretta) si poteva ringraziarla personalmente per averci donato oltre mezzo di secolo di storie, immagini, amore per il pubblico e signorilità. Grazie mille, Grazia!

domenica 26 dicembre 2010

Benvenuti!

Ed eccoci qua.

Nell'imminenza dei 550 anni dal primo libro illustrato al mondo (di cui vedete due pagine a sinistra), in un Paese senza memoria e da tempo orfano della sua maggior rivista specializzata come delle celebri La Domenica del Corriere e La Tribuna Illustrata, proviamo umilmente a riannodare i fili di una conoscenza sempre più dispersa in mille rivoli.

A tutti offriamo poche righe e molti link, per aiutare a (ri)scoprire autori italiani grandi e piccoli, maschi e femmine, ricordando la mirabile sintesi di Ennio Chiggio, secondo cui nell’illustrazione “pressione del committente, filtraggio ideologico dell’illustratore, mode estetiche e tecnico esecutivo-rappresentative si fondono in maniera complessa”.

La nostra pur limitata opera di divulgazione cercherà di non escludere alcun ambito: dalle copertine (anche di opere musicali) ai manifesti (compresi quelli cinematografici), dalle cartoline ai calendari, dai santini alle vignette, dagli ex libris ai pop-up, dalle figurine alle scatole di latta, dai giochi agli arredi, dalle scenografie teatrali alle pubblicità in ogni suo aspetto... e altro ancora: potete avere un primo panorama grazie ai nostri selezionatissimi link sulla destra.

A tutti buona navigazione, in quello che risulta un vero e proprio oceano infinito: il naufragar è dolce, in questo mar... ma soprattutto impossibile da evitare. Come la soddisfazione per gli occhi e la mente.